Milano – La galleria Vik ospita Rear Windows, la mostra personale dell’artista Marta Mez, a cura di Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci.
L’esposizione, offre uno sguardo inedito sull’architettura urbana. Le opere di Marta Mez si basano infatti su una scansione quasi geometrica di volumi architettonici, secondo una poetica sospesa tra realismo e dimensione onirica, in cui palazzi, edifici e vetrine diventano scenografie di un teatro urbano, dalla forte impronta cinematografica, nel quale le facciate delle case, gli oggetti in esposizione nelle vetrine, le insegne dei negozi, i cartelli stradali, i mille dettagli da cui il paesaggio stesso è costituito, diventano le chiavi per aprire un varco nella nostra immaginazione, facendoci ipotizzare mille e mille storie celate dietro i vetri delle finestre, in un racconto per immagini da costruire dettaglio su dettaglio, in cui la presenza umana è assente ma è continuamente suggerita.
I dettagli architettonici, resi con estrema precisione, sono infatti immersi in atmosfere luminose o avvolti da ombre profonde, richiamando atmosfere hopperiane in un’ottica profondamente cinematografica. Non è un caso, allora, che il titolo della mostra, “Rear Windows”, richiami il titolo originale di uno dei grandi capolavori della storia del cinema, “La finestra sul cortile” di Alfred Hitchcock (1954). Ogni finestra dipinta non è infatti solo un varco dal punto di vista formale, ma uno sguardo indiscreto su possibili storie che non conosciamo e al contempo un invito all’introspezione. “Le finestre sul cortile”, scrive la curatrice, Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci, “sono quelle utili ad osservare ciò che è più recondito e nascosto. Il quasi brutale raziocinio del tratto pittorico di Marta Mez, razionale e pungente quasi quanto lo sguardo del maestro Hitchcock cui è riferito il titolo della mostra, induce lo spettatore a osservare con occhi nuovi, non propri. È come se quelle finestre dipinte”, continua la curatrice, “conservassero, quasi proteggendola e nascondendola all’interno degli edifici, un’intimità preziosa e segreta”.
La pittura di Marta Mez si muove in equilibrio tra la solitudine esistenziale dell’uomo moderno e il fascino irresistibile della città. I suoi edifici non sono solo contenitori di vite quotidiane, ma veri e propri protagonisti della scena urbana. Il legame tra il suo lavoro e il cinema emerge in molteplici riferimenti visivi, da Hitchcock a Roman Polanski, con atmosfere che richiamano “Rosemary’s Baby” e il più recente “Carnage”. Il tratto preciso e il gioco di luci e ombre evidenziano la geometria delle architetture e trasformano gli edifici in testimoni di un mondo enigmatico e sospeso, che riflette sulla difficoltà dell’uomo contemporaneo di trovare un ordine nel caos della realtà urbana. Gli edifici protagonisti dei quadri dell’artista, avverte ancora la curatrice, “non sono soltanto quelli in cui l’uomo abita e dunque si rifugia, o magari all’interno dei quali si consumano litigi e tragedie, ma anche quelli che egli vive da animale sociale, nella quotidianità di una giungla urbana che non è scontata abitudine, che è osservata dallo spettatore ma che al contempo osserva lo spettatore stesso: guardiamo le opere di Marta Mez che a loro volta ci guardano attraverso le finestre, proprio come se queste fossero occhi”.
La mostra, allestita nello spazio espositivo di Via Silvio Pellico durerà fino al 6 aprile. Orari: utti i giorni dalle 9 alle 21